Prospettive di scala Nazionale
L’Italia “vanta” una ricca storia di impianti di risalita a bassa quota, che nel corso degli anni hanno giocato un ruolo significativo nel connettere le comunità locali alle bellezze montane circostanti. Tuttavia, i cambiamenti climatici e l’evoluzione delle esigenze turistiche hanno portato all’abbandono di diversi impianti a quote inferiori, creando una sfida e un’opportunità per ripensare e rivitalizzare queste risorse.
La necessità di riprogettare queste strutture emerge con urgenza dalla riflessione su diversi fattori. Innanzitutto l’impatto ambientale: il loro stato di abbandono e di degrado non rendono giustizia ad un luogo che dovrebbe rimanere simbolo di natura. Allo stesso tempo, la loro presenza rappresenta un veicolo di memoria storica e di appartenenza della comunità a quei luoghi. Come si possono dunque ripensare e valorizzare queste strutture nell’ottica della sostenibilità, della memoria, dello sviluppo turistico?
In secondo luogo il cambiamento del tessuto sociale e lavorativo: sulla scorta di quanto successo all’interno del settore industriale del tessile, la fine delle strutture di risalita sembra ricalcarne il percorso. Mancanza di volontà di cambiare e di ripensare a quanto già in possesso come risorsa per uno sviluppo futuro. E’ fondamentale porsi interrogativi su come anche questi vecchi tralicci possano concorrere alla trasformazione non solo dei luoghi di montagna bensì anche del modo di sentire il territorio da parte della comunità gandinese. L’ottica rivolta al futuro ci chiama ad un intervento che trasformi un patrimonio statico in risorsa dinamica, attenta ai temi ambientali, di sostenibilità (anche economica) e di senso per chi vi abita vicino.
Progetto “Farno futuro”
2025/2030

All’interno di questa situazione che presenta criticità di diverso tipo, si colloca il progetto “Farno futuro”. Il suo obiettivo è la creazione di un team multidisciplinare che sfrutti le competenze e l’incontro di diversi tecnici (sociologi, architetti, antropologi, storici del luogo, artigiani, gente comune) e che elabori una soluzione di senso volta alla valorizzazione dei tralicci ancora presenti sul territorio.
Sviluppi futuri ed esportabilità del progetto
L’idea di focalizzarsi su un tema così attuale e che riguarda l’intero arco alpino italiano rappresenta un ulteriore punto di forza di questo progetto: la sua esportabilità. La letteratura e gli studi di previsione sugli impianti sciistici non suggeriscono alcuno sviluppo del settore.
Sempre più stazioni a bassa quota vivono un soluzione di degrado ed abbandono e la stessa prospettiva toccherà anche a quelle che ad oggi non avvertono questo problema solamente perché collocate più in alto. Questo però non significa che non si possa agire e progettare in anticipo, una volta determinato il modus operandi.
La creazione di una squadra e di un approccio che valorizzino il territorio, le sue specificità, la sua storia, è l’unica strada di senso per affrontare un problema che purtroppo diventerà sempre più sensibile e condizionante per intere comunità.
Idee e manufatti
L’idea di essere attori di una trasformazione radicale, paradigmatica, ci chiama ad una grande responsabilità: progettare e realizzare significa volgere lo sguardo verso la comunità nell’ottica di un sempre maggior rispetto dei luoghi, del contesto socio economico da cui provengono i piloni.
Ad oggi, non ci si sente ancora pronti: la strada è sì stata intrapresa ma l’individuazione di un obiettivo finale è ancora lontana.
Ci permettiamo di giocare con la tecnologia.
E di sognare.








